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Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un
forte movimento dal basso dei lavoratori degli autoferrotranvieri, un
movimento che assieme alle mobilitazioni dei lavoratori delle FS e dell'Alitalia
rappresenta un timido ma importante passo in avanti di autonomia proletaria,
di volontà di lottare veramente, di rimettere al centro della stanca politica
della sinistra, impegnata solo a pensare a come spartirsi le poltrone
consiliari, parlamentari e ministeriali futuribili, i temi del salario, delle
condizioni di lavoro e di vita di milioni di individui che vivono solo del
loro salario (quando non sono disoccupati).
I lavoratori autoferrotranvieri, decidendo come
e quando scioperare (e su quali piattaforme), hanno messo in discussione uno
dei tasselli centrali della concertazione sindacale: la regolamentazione degli
scioperi. Non a caso gli Epifani, gli Angeletti, i Pezzotta non hanno perso
l'occasione nelle ultime settimane per condannare i metodi di lotta usati dai
lavoratori, affermando di "comprenderli" ma non di giustificarli. E come
potrebbero accettarli? Sono loro stessi ad aver firmato le leggi che come un
cappio al collo degli operai regolamentano gli scioperi! Per loro vedere i
lavoratori che si organizzano dal basso, senza e contro i loro apparati è fumo
negli occhi, è la dimostrazione pratica dell'inutilità della loro esistenza in
quanto burocrati. Le burocrazie tremano all'idea che i lavoratori prendano in
mano i loro destini.
La lotta ha avuto un momento di straordinaria
combattività nella giornata di ieri, 20 dicembre, quando a partire dalle
assemblee notturne dei lavoratori dell'ATM di Milano, che decidevano di
entrare in sciopero a "gatto selvaggio" prolungato, la lotta si è estesa in
poche ore in varie città: da Venezia a Savona, da Como a Cosenza fino a
diversi centri della Toscana.
Al deposito ATM di Viale Sarca di Milano - uno
dei centri più combattivi della lotta - nella notte veniva votato
dall'assemblea questo ordine del giorno:
Ordine del giorno approvato all’assemblea dei
lavoratori del deposito di “Sarca” dell’ATM di Milano.
I lavoratori del deposito
di Sarca ribadiscono la propria volontà di ottenere quanto richiesto con le
mobilitazioni di questi ultimi due anni:
- 106 euro di aumento
mensile indipendentemente dal paramentro;
- 2.900 euro di “una
tantum”
I lavoratori, in assenza di
garanzie su quanto richiesto, si attrezzeranno per continuare la mobilitazione
e chiedono la solidarietà degli altri depositi e delle altre aziende.
Milano, 20 dicembre 2003
A questo punto i capi delle burocrazie
sindacali si sono precipitati al Ministero del Lavoro per firmare un contratto
bidone. Mentre i lavoratori chiedevano 2900 euro di "una tantum", CGIL-CISL e
UIL firmavano per 871 euro, mentre i lavoratori chiedevano 106 euro di aumento
contrattuale, firmavano per 81. Per Pezzotta ed Epifani 25 euro di differenza
di aumento contrattuale, e oltre 2000 euro per il conguaglio sono differenze
da nulla. Piacerebbe sapere quanto guadagnano loro al mese! Che li ti
tirassero fuori loro dalle loro tasche la differenza.
In una Repubblica in cui solo poche settimane fa
i parlamentari si sono aumentati gli stipendi di 600 euro al mese, si può ben
risparmiare 25 euro togliendoli dalle tasche dei lavoratori più poveri!
Per i lavoratori dei trasporti, ma non solo,
questa lotta è una importante lezione. Si può e si deve lottare in modo deciso
per i propri diritti e per difendere le proprie condizioni di vita. Malgrado i
sindacati abbiano firmato un contratto-bidone, si è visto che quando si lotta
veramente tutti gli apparati dello Stato si coalizzano in ogni modo per
frenare la lotta e per chiuderla quando vedono che sta sfuggendo da ogni
controllo. E' stato starordinariamente importante che sabato i lavoratori dei
trasporti a Milano si siano ricongiunti a quelli del commercio, anch'essi in
lotta per il contratto.
E' necessario generalizzare le lotte,
estenderle. Ma non per portare Fassino, Prodi e Bertinotti al governo visto
che quando erano al governo hanno anch'essi attaccato i lavoratori come fa
Berlusconi, ma accrescere l'organizzazione e la coscienza dal basso. Il
problema non è solo il centro-destra ma il sistema capitalistico.
Ogni giorno di più il sistema capitalistico
organizzato sulla base sfruttamento del lavoro salariato si dimostra un vero
bidone proprio come il contratto degli autoferrotranvieri. 30.000 dipendenti
della PARMALAT oggi si trovano praticamente sulla strada e il Ministro
Tremonti ci dice che tutto ciò è avvenuto perchè le strutture che presiedono
il controllo sulle SPA e sulla Borsa non hanno funzionato. La verità invece è
che il capitalismo è un bidone perchè è un'organizzazione
socio-economica basata sulle leggi del profitto e non su quelle dei bisogni
umani: per i conducenti, per le hostess dell'Alitalia, per gli operai di una
industria di latticini. Piano, piano questa verità si farà strada.
Altro che morte del comunismo!
GiovaneTalpa - Milano
21.12.2003
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