LO SAPEVATE CHE…
….il
partito comunista irakeno è gemellato con il partito italiano della rifondazione
comunista?
Forse si. Ma il dibattito
sulla legittimità/illegittimità della resistenza armata irakena si è poco
soffermato su questo gemellaggio. E’ il caso di spenderci qualche parola.
Come si può notare
facilmente, quando RC, sbandierando il suo fondamentalismo pacifista, cerca di
delegittimare la resistenza irakena armata, si guarda bene dal dire fino in
fondo quale sia l’alternativa a siffatta resistenza. Si limita a far intendere
che sarebbe necessario mettere in moto un processo di lotte pacifiche,
articolato in scioperi, cortei, sit-in et similia. Ebbene, c’è un altro
partito comunista (quello con l’aggettivo di “operaio”) in Irak che, pur non
partecipando alla lotta armata, è impegnato su questo terreno di opposizione
all’occupazione colonialista occidentale. Ma RC non è gemellato con questo
partito, come a maggior ragione non è gemellato con il partito comunista che
partecipa alla lotta armata.
RC è gemellato solo con
il partito comunista che partecipa al governo fantoccio insediato dai
bombardamenti “liberatori” degli Usa. Nelle assemblee, sul giornale, si guarda
bene dal rendere pubblico questo gemellaggio. Solo recentemente ha pubblicato un
articolo di un esponente di questo partito ospitato in Italia per 25 anni, ed
appena rientrato in Irak dove si spiega appunto la scelta di tale partito di far
parte del governo alla cui testa c’è un notorio uomo della Cia. Ma ciò beninteso
solo come semplice reportage giornalistico informativo, in cui ancora una volta
non si ha il coraggio di rivendicare le amorose relazioni tra i due partiti. E
si capisce il perché. Tuttavia, in camera caritatis, non solo i membri di
questo partito sono esplicitamente considerati fratelli, ma vengono anche
sostenuti nella loro eroica iniziativa politica. Come direbbe oggi
qualche pacifista assoluto, ci vuole coraggio nel porgere l’altra
guancia. Non abbiamo dubbi, ci vuole davvero un bel coraggio nel condannare la
violenza della resistenza irakena per collaborare con gli americani, così come
ci vuole davvero un bel coraggio nel condannare i kamikaze palestinesi per
sostenere tutti i cedimenti dell’autorità palestinese, ultimo dei quali
–presente il compagno Franco Giordano- a Ginevra.
Messi alle strette in
alcune assemblee, i dirigenti di RC confessano l’imbarazzante tresca, che getta
un’ombra sinistra sulla genuinità del loro pacifismo integralista e che
avrebbero voluto rivelare in momenti più favorevoli. Ma sentite come si
difendono.
“I nostri fratelli comunisti
irakeni (i fratelli fantocci) sono costretti a collaborare con le truppe
occupanti, perché la presenza di queste ultime garantisce loro la vita,
altrimenti in pericolo all’esito di libere elezioni che darebbero la maggioranza
o agli sciiti o ai filo-Saddam” (e te credo).
In buona sostanza è lo stesso discorso che
fanno i collaborazionisti curdi: “noi curdi siamo vittime di attentati
perché siamo democratici che (udite bene!) si oppongono alla cacciata degli
americani e alle libere elezioni”.
Siamo arrivati a dover
sopportare questi discorsi come se fossero seri. Guai a chi ride in faccia ad un
democratico che vuole un esercito di occupazione e rifiuta le libere elezioni.
Del resto (come ha ricordato Tarik Ali), nessuno si è permesso di ridere, quando
un esponente del governo Usa, per svalutare la
resistenza irakena contro americani/
inglesi/ polacchi/ italiani/ spagnoli/ olandesi/ giapponesi, ha pomposamente
dichiarato che in Irak ci sono troppi arabi stranieri. Anzi, sempre per stare al
pacifismo assoluto, dovremmo ascoltare seriamente discorsi che coniugano la
condanna della violenza e poi si alleano con chi sta nei governi che insieme
agli occidentali sparano addosso alle masse in rivolta contro una infame
occupazione.
RC non ride e anzi mostra
dialettica comprensione per questi discorsi. Questione di decoro. Ma la cosa più
grave è che, se questi discorsi hanno una plausibilità per RC, non si conciliano
con la richiesta –che pure Rc va sventolando- di immediato ritiro delle truppe
dall’Irak. Noi abbiamo sempre sospettato che RC agita questo obiettivo per non
perdere la faccia e che la sua vera posizione è stata espressa da Bertinotti con
l’appello al “cessate il fuoco” e con l’appello dell’Onu quale sostituto degli
Usa in Irak. Abbiamo già spiegato cosa
significhino questi appelli. In ogni caso, escludono la richiesta di ritiro
immediato delle truppe di occupazione.
Il gemellaggio con il
sedicentissimo partito comunista “irakeno” (di cui si vergognerebbe anche un
progressista all’acqua di rose) toglie ogni dubbio. Se questo partito,
evidentemente per le sue malefatte filo americane, fosse in pericolo in caso di
sovranità dell’Irak, i suoi fratelli comunisti italiani davvero non possono
battersi per il ritiro immediato delle truppe. Al più, lo possono fare per
ragioni demagogiche, ma facendo bene attenzione a porre mille condizioni: dalla
“condanna al terrorismo” alla richiesta di intervento Onu, dalla condanna di
ogni violenza fino alla richiesta di un corteo dove non voli neppure una mosca.
***
Ci è stato fatto notare
che comunque una repubblica islamica radicale farebbe fuori qualsiasi comunista.
E’ probabile, ma da ciò non deriva che l’alternativa sia solo la più infame
delle collaborazioni, quella con gli eserciti occupanti. Come dimostrano i veri
comunisti irakeni, l’alternativa è guadagnarsi la fiducia delle masse
“islamiche” lottando contro gli invasori. In questo modo, e solo in questo modo,
si toglie spazio al cosiddetto fanatismo religioso.
redlink@virgilio.it
RED